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Vino
Marsala
Quello che segue è un viaggio della conoscenza e dei
sensi, il cui obiettivo dichiarato è quello di condurvi
attraverso ognuno degli aspetti di questo universo enologico,
culturale, storico, sociale, affettivo, di tradizioni, di
sentimenti e di prestigio: il Marsala. Patrimonio naturale
ed orgoglioso di quanti qui condividiamo le nostre radici
con quelle della vite e del vino. Del vino Marsala.
Le origini del Marsala, la sua scoperta e la diffusione della
sua notorietà sono riconducibili ad una storia tanto
straordinaria quanto affascinante.
Lo sviluppo fino al 1890: gli altri
produttori: l'esempio di Vincenzo e di Ignazio Florio
fu la molla scatenante della "corsa al Marsala".
Come sempre accade nella storia, tanti furono gli uomini che
si lanciarono in questa avventura, che appariva portatrice
di grandi profitti. Alcuni di essi erano già o divennero
buoni imprenditori, capaci di contribuire attivamente all'espansione
del mercato del Marsala e di distinguersi per rilevanza e
qualità di produzione. Altri lasciarono comunque un
segno duraturo nei tempi.
Tanti i nomi che si incontrano negli "annali" del
Marsala: ricordiamo Salvatore Amodeo, il Cavaliere Grignano
e poi Carlalberto Anselmi, Giacomo Mineo, Pietro Cudia, Nicola
Spanò, Procopio Mirabella, gli Oneto Spanò.
Ed ancora, "Don" Diego Rallo, uomo di grande umanità
e cultura imprenditoriale.
Fra le Ditte autoctone più antiche (ed ancora fiorenti)
vanno menzionate la Martinez (1866), la "ammiraglia"
contemporanea Carlo Pellegrino & C. (1880), Pipitone Spanò
(1880), i Fratelli Lombardo (1881): aziende che assicurano
il presente del Marsala e delle quali diremo ancora in seguito.
Il novecento: grazie proprio
a queste industrie, la notorietà del Marsala e la sua
diffusione ebbero dimensioni presto planetarie, la sua ascesa
fu costante nell'incremento della produzione, nella conquista
di nuovi mercati e nell'unanime apprezzamento dei consumatori.
La classe medica gli riconobbe perfino (e tuttora) qualità
terapeutiche: durante l'epoca del proibizionismo veniva importato
negli Stati Uniti d'America con la sovrascritta in etichetta
Hospital Size e l'indicazione della posologia a small glassfull
twice a day.
Primo tra i vini d'Italia - in ordine di tempo - a vedersi
riconosciuta, con una normativa da antesignani(D.M. 15 ottobre
1931, sottoscritto dai ministri Acerbo e Bottai, che regolamentò
la "Delimitazione del territorio di produzione del vino
tipico di Marsala"), quella che poi (ed oggi) sarebbe
stata chiamata d.o.c., cioè denominazione d'origine
controllata.
Ma nel dopoguerra, a motivo di una legislazione dissennata
ed altalenante, la sua immagine è stata distorta e
confusa con altri liquorini deboli, aromatizzati a fantasia,
prodotti e manipolati comunque ed ovunque. E da chiunque.
La demarcazione dei confini fu seguita da altri interventi
legislativi. Nel 1950 furono stabilite per legge le qualità
di uve ammesse e le caratteristiche necessarie del vino Marsala,
unitamente alle regole di vinificazione e produzione, e, in
ultimo, nel 1969, fu emanato il Decreto Presidenziale che
sancì il "Riconoscimento della denominazione di
origine controllata del Vino Marsala".
Il Marsala, oggi e domani:
il Marsala ha ancora tante storie da raccontare e mille emozioni
da far vivere a chi già lo conosce e, soprattutto,
a chi vorrà incontrarlo per la prima volta, per apprezzarne
virtù e segreti e ritrovare nei suoi colori e profumi
tutta la solarità della Sicilia.
Proseguendo questo nostro itinerario, vi parleremo ancora
di lui, delle terre dove nascono le sue uve e delle persone
che, oggi come 230 anni fa, con passione ed entusiasmo, credono
in questo vino e investono tutte le loro forze per produrlo.
Uguale nei secoli, eppure assolutamente unico come solo IL
Marsala sa essere.
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Il
Marsala: una sapienza D.O.C.: a duecento e
più anni dal fortunoso arrivo di Woodhouse, Il
Marsala conserva intatto il suo fascino, in perfetto
equilibrio tra il ripetersi di una tradizione millenaria
e l'evolversi delle tecniche di coltivazione e di produzione.
Ancora oggi, il nostro vino liquoroso nasce coniugando
la sapienza contadina delle antiche pratiche di vinificazione,
conciatura ed invecchiamento in perpetuum, con l'adozione
di tecnologie avanzate, le migliori possibili per conservare
ed arricchire il grande patrimonio di aromi e profumi
che la generosa Natura di queste terre ci dona.
Le uve del sole: Assecondando
la tradizione millenaria della vite in Sicilia occidentale,
i vitigni ammessi dal disciplinare sono soltanto quelli
che, sin dai tempi dei Fenici, hanno costituito il patrimonio
"genetico" della viticoltura locale: Grillo,
Cataratto, Inzolia e Damaschino. A queste fondamentali
uve a bacca bianca, dalle quali si producono tutti i
Marsala Oro e Ambra, si aggiungono il Pignatello, il
Nero d'Avola e il Nerello Mascalese, uve a bacca rossa
consentite soltanto per la produzione del Marsala Rubino
(o Ruby).
Sebbene la normativa vigente preveda che tali vitigni
possano essere allevati con tutti i sistemi in verticale,
tra cui la spalliera, ormai prevalente nella moderna
viticoltura, la ricchezza aromatica e zuccherina delle
uve del Marsala nasce anche dal perpetuarsi di un metodo
di allevamento tradizionale, antico come la coltura
stessa della vite: la coltivazione ad alberello. La
vigna, messa a dimora in una piccola conca, grazie ad
una particolare potatura, sviluppa i grappoli nella
parte più bassa della pianta, quasi a contatto
con il terreno, mentre l'asse verticale, ricco di foglie,
crea un cono d'ombra su di essi, proteggendoli dal sole
e rinfrescando il terreno sottostante. Una forma di
allevamento ideale per il clima assolato di questa regione,
una pratica tradizionale che necessita esclusivamente
di duro lavoro manuale, ma che regala poche ma eccezionali
uve per i più grandi Marsala.
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Il
Grillo è il vitigno bianco qualitativamente
più importante nella produzione del Marsala.
Allevato prevalentemente ad alberello, con il suo alto
grado zuccherino conferisce al Marsala la giusta alcolicità
del vino liquoroso. Ma non solo: il grande interesse
e la ricerca in campo enologico hanno allargato l'orizzonte,
rivalutando e valorizzando il Grillo,
soprattutto per la sua capacità di caratterizzare
i vini con una grande, personalissima carica di profumi
e sapori.
Dell'intera famiglia dei Cataratti,
il Disciplinare consente solamente l'uso dei comuni
(o latini) e i lucidi, escludendo invece l'extra-lucido,
a causa della sua elevata acidità. Vitigno estremamente
diffuso nella provincia, è tipico del Marsala,
in quanto porta con sè l'aroma caratteristico
del vino caldo, propriamente "marsalato".
Chiamiamo Inzolia la varietà altrove conosciuta
come Ansonica. Il suo ruolo nella preparazione
del nostro vino, notevolissimo nel passato ma successivamente
ridimensionatosi per la decimazione subita dall'oidio,
è comunque di indubbia rilevanza qualitativa,
in quanto quest'uva si distingue per lo sviluppo di
un ricco ma delicato ed elegante bouquet di profumi.
Queste sue peculiarità la rendono, dunque, grande
protagonista nel Marsala, come anche nei grandi vini
bianchi che oggi segnano altri successi della Sicilia
sulla scena vinicola mondiale.
Entrato a far parte dei vitigni del Marsala soltanto
con l'ultima legge del 1984, il Damaschino, seppur molto
diffuso in questa zona, anche per la sua elevatissima
resa, è il vitigno meno utilizzato nella produzione:
floreale ed elegante, rivela, di contro, scarsa attitudine
alla formazione di vini caldi e strutturati.
Tra le uve a bacca rossa, iI Pignatello,
spesso chiamato anche Perricone, è
stato molto in auge nel periodo pre-fillosserico di
fine '800, preferito per la preparazione di vini rossi
eleganti e profumati. Soppiantato da altre varietà,
più zuccherine e ricche di tannini, rimane a
margine del mondo del Marsala.
Il Nero d'Avola (o Calabrese), consentito
per la produzione del Marsala Rubino, è, invece,
il "talento ruggente" della scena vitivinicola
siciliana, ed il suo migliore ambasciatore nel mondo.
Ormai affermatissimo nell'elite dei grandi vini rossi,
questo vitigno, con la sua elevata zuccherinità
ed una buona acidità, conferisce ottima "stoffa"
alla produzione di vini Marsala Ruby dal colore intenso,
ben alcoolici, corposi e strutturati, con un deciso
profumo di ciliegia o di marasca e adatti ad un lento
invecchiamento.
Il Nerello Mascalese, il Niureddu tipico
della zona dell'Etna, è tutt'ora in fase di introduzione
nel Trapanese, ma comunque, dal 1984, fa anch'esso parte
dei vitigni a bacca nera per la produzione del Ruby,
cui si presta bene per la lenta maturazione e, soprattutto,
per l'intenso rosso rubino di cui colora i suoi vini.
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